For those who love reading Italian books, “Due di due “di Andrea De Carlo is a great choice because of its plain language style (no passato remoto tense!) and its interesting plot.
Il romanzo del 1989 ed è la storia di un’amicizia maschile tra Mario, che nel libro parla in prima persona (è l’io narrante) e Guido. I due ragazzi si conoscono mentre frequentano la scuola superiore a Milano, durante gli anni “caldi” della contestazione giovanile.
I due protagonisti sono molto differenti tra loro: Mario ha è un adolescente ancora indeciso e impaurito, attratto dalla vita e affascinato dal suo compagno Giulio dalla personalità decisa e carismatica. L’amicizia tra i due prosegue lungo gli anni Settanta e Ottanta, dopo la scuola e fino all’età adulta, con momenti di allontanamento e ritrovamento. I personaggi si evolvono ma di fondo restano le loro differenti personalità. Guido continuamente irrequieto e insofferente, Mario alla ricerca di un equilibrio personale.
Un libro adatto a tutti, adolescenti e adulti, diventato negli anni un un vero “cult”.
Di seguito l’incipit del romanzo:
“La prima volta che ho visto Guido Laremi eravamo tutti e due così magri e perplessi, così provvisori nelle nostre vite, da stare a guardare come spettatori mentre quello che ci succedeva entrava a far parte del passato, schiacciato senza la minima prospettiva. Il ricordo che ho del nostro primo incontro è in realtà una ricostruzione, fatta di dettagli cancellati e aggiunti e modificati per liberare un solo episodio dal tessuto di episodi insignificanti a cui apparteneva allora.
In questo ricordo ricostruito io sono in piedi dall’altra parte della strada, a guardare il brulichìo di ragazzi e ragazze che sciamano fuori da un vecchio edificio grigio, appena arginati da una transenna di metallo che corre per una decina di metri lungo il marciapiede. Ho le mani in tasca e il bavero del cappoto alzato, e cerco disperatamente di assumere un atteggiamento di non appartentenza alla scena, anche se sono uscito dallo stesso portone e ho fatto lo stesso percorso faticoso solo un quarto d’ora prima. Ma ho quattordici anni e odio i vestiti che ho addosso, odio il mio aspetto in generale, e l’idea di essere qui in questo momento”.

